Ragionare su l'economia è un po’ come ragionare sulla prospettiva.
I capitali in-seguono le prospettive di guadagno; nessun investitore si prende la briga di investire in qualche azione o fondo nazionale solo per puro spirito patriottico e nazionalista. Pensare che i guai dell'Italia siano da imputare alla Germania o alla crisi economica mondiale mi pare ipocrita e miope.
Dobbiamo aver il coraggio di iniziare a pensare che, per attirare capitali, bisogna riformare il "sistema" Italia, non la Nazione (concetto oramai sorpassato)... dobbiamo rappresentare noi stessi un modello efficiente, proiettare l'immagine di uno stato dinamico, meritocratico, affidabile.
In Germania per far ciò si sono dimessi politici per ragioni che avrebbero solo fatto sorridere i nostri competenti rappresentanti italiani.
La corruzione, l'evasione fiscale, gli sprechi di denaro pubblico sono solo alcune delle voci su cui bisogna martellare come degli ossessi... e non tassare orizzontalmente la cittadinanza mortificando il potere d'acquisto già misero di per se.
Di qui, alcune domande che dovremmo tutti porci... Nel senso stretto che, se fossimo imprenditori, come potremmo mai valutare i nostri investimenti in uno stato che tarda nel prendere tali decisioni:
Perché si tarda ancora riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti?
Perché non si riducono gli stipendi ai parlamentari? ...Se è vero che si vuole introdurre il licenziamento per i dipendenti pubblici inoperosi, perché non lo si fa parimenti anche con i nostri onesti politici?
Perché si rallenta la riforma elettorale?
Perché non si impedisce a i politici processati di accedere a ruoli istituzionali?
Perché si lamenta "l'antipolitica" quando quello a cui assistiamo è la più alta rappresentazione di interesse verso la cosa pubblica? La più alta manifestazione di Politica, lontana dall'organo "Partito" ormai un vulnus inutile.
Come potremmo mai valutare, in prospettiva, un'azienda che tarda a prendere queste decisioni, perché i suoi dirigenti si oppongono ad una riforma interna necessaria?
Vedi ciò che è successo alla Nokia; mentre le concorrenti le erodevano importanti quote di mercato puntando sul S.O. android, lei si è incaponita miope ed orgogliosa sul symbian proprietario... il resto è storia.
I politici italiani non hanno forse capito che ora non devon dare più conto agli elettori del loro mandato per votazione democratica, ma agli investitori internazionali del loro operato per interesse economico.
Visualizzazione post con etichetta Liberalizzazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Liberalizzazioni. Mostra tutti i post
lunedì 11 giugno 2012
martedì 24 gennaio 2012
La liberalizzazione degli orari d'apertura...
(lo standard per esser letti su internet, da perfetti sconosciuti è 5 righe..
sbaglio sapendo di sbagliare, ma non posso farne a meno)
“È quindi vero esattamente il contrario: non liberalizzando gli orari d’apertura dei negozi e la possibilità di vendere merci di natura diversa, si limita tutta la concorrenza a posizione, prezzi e fornitura, e due su tre sono punti di forza dei supermercati.”
[di Matteo Brodone]
La liberalizzazione Bersani del 98 (Decreto Bersani D. Lgs. 114 del 31 marzo 1998) ha causato un danno non indifferente al tessuto commerciale (tranquillo, intendo il negozio sotto casa) delle piccole, ma anche delle grandi città (e lo dice uno che non è per niente di destra). Esplosione dei grandi centri commerciali, apertura al multistore e conseguente disequilibrio tra domanda-offerta…
Accade ciò; il mercato offre tanto a chi in realtà non compra… deprezzamento del bene, diminuizione della qualità del servizio offerto.
Il piccolo commerciante è un presidio per la vita sociale di una strada.

Sai cosa succede quando la gente non scende più per strada ma preferisce "socializzare" nei Megastore? (per quanto possibile, ma vedi l'ultima moda dei cinema multisala nei megastore che distruggono il piccolo cinema di paese; "nuovo cinema paradiso" vi dice niente?)… che i paesi diventano “dormitori”. Le strade desertificano perché è molto più rilassante concedersi al parcheggio immediato, allo "sconto-regalo", all’aria condizionata, alla vetrina non sulla strada.
Certamente questo scenario non è apocalittico ma non è neanche rassicurante… non è colpa della flessibilità concessa agli orari di apertura, ma assolutamente è colpa di una politica miope che ha favorito, all’epoca, le cosiddette cooperative rosse a totale scapito del piccolo commerciante.
Di qui la domanda; cosa ci insegna la storia sulle liberalizzazioni in un mercato di concorrenza dove ci sono monopoli giganti diversi ed estesi un pò in tutte le aree merceologiche?
Gabriele (un commentatore dell'intervento su esposto) ha esattamente detto che la liberalizzazione sfrenata non è una risposta. La liberalizzazione degli orari di apertura dei megastore non può che ulteriormente segare la concorrenza del piccolo che non offre la stessa varietà di prodotti del megastore e, soprattutto, non può permettersi gli stessi margini (risicatissimi) di guadagno di un megastore (tanto poi si guadagna sull'economia di scala). E’ un ulteriore grado di libertà che non aumenta la concorrenzialità tra piccolo e grande ed è del tutto ininfluente se, per elogiare questa libertà, si fa riferimento ai negozietti di souvenir londinesi... che poco hanno di che spartire con la realtà del commercio italiano.
stop.
Iscriviti a:
Post (Atom)